
(Avannotti, sole Blu e la storia della giovane Saracinesca)
“… un percorso a climax ha condotto Bergonzoni e le sue opere nell’alto cuore del tragico. Gli spettatori e le spettatrici non hanno mai smesso un attimo di ridere (questo per me era tragico), quando l’artista bolognese scatenava i suoi corpi nell’atletica e nella funambolica più antagoniste delle leggi fisiche che uno sguardo attento potesse mai cogliere. Parlo del corpo linguistico, di quello fisico, di quello emotivo, di quello spirituale.”
Giuseppe Genna
(estratto dall’articolo del 8 dicembre 2024)
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Un’asta dei pensieri. Cerco il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose: magari d’uccello o di poeta.
Parto dallo sproposito, per la rifusa, con la congiungivite, varco il fraintendere, fino all’unità dismisura, tra arte e sorte, fiamminghi e piromani, van Gogh e Bangkok, bene e Mahler, sangue fuori mano e stigmate, stigmate e astigmatici, Dalì fino Allah.
C’realtà! Lunire all’esistente l’atranuova san(t)itá, nelle nostre avannotti larvate.
Grossomodo, seguendo i miei estinti, preganti di continuare a infinire.
Mi sono fatto prendere la mano (sposato o salvato dall’annegar?).
Il tempo stringe, non è sempre abbraccio, ma corda o lenzuolo.
Basta affacciarsi sul percipizio e sentir lindimostrabiliante sciamanumanesimo tradotto in esasperanto.
La scenografia “èscatologica”, il sole blu, la giovane saracinesca su (ermetica perché io mistero), altrista in un tealtro ove nulla accade senza tutti.
Manca poco? Tanto é inutile?
Non per niente tutto chiede!
Alessandro Bergonzoni
